illusioni

“Non vi pare, colleghi, che manchi qualcosa, in questi nostri testi? Che manchi qualcuno?”

“Cioè?”

“Voglio dire: dove sono gli alunni? Non dovremmo metterceli, in qualche modo? Inserirli nelle nostre riscritture, dato che, dopotutto, sono pur loro i destinatari di quello che andiamo scrivendo…”

“Uhei, Toboso, sarai mica uno di quegli illusi che pensano che la scuola sia fatta per gli studenti?”

[…]

“Scusami se t’interrompo, Sacer, ma Toboso ha ragione: non si parla sempre di centralità dello studente in tutti i manuali di didattica, ai corsi di aggiornamento, nelle conferenze degli esperti…?”

“E tu ci credi? Non l’hai ancora capito che si dice centralità dello studente ma in realtà si deve intendere centralità del consulente didattico e/o centralità dell’esperto sociopsicopedometodologo…E, soprattutto, centralità delle loro ben remumerate chiacchiere senza fondamento se non in se stesse, autoreferenzialità pura, altro che centralità dello studente! Quelli, i cosiddetti esperti, se vedono uno studente vero, vivo, in carne e ossa, che magari gli risponde, e li manda a cagare, come meritano, si spaventano e, per l’appunto, se la fanno sotto; quelli fanno solo simulazioni con manichini…”

Alessandro Banda, Scusi, prof, ho sbagliato romanzo, Guanda, 2006

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