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attenti al cane

“Certo è deplorevole
che gente che vive di sussidi
tenga poi un cane”,
ha dichiarato un responsabile
della Previdenza Sociale
nel Varmald

La legge ha i suoi difetti.
I poveri han diritto di tenere un cane.
Potrebbero tenere dei topi, invece:
van bene anche loro e sono esentasse.

Se ne stanno in aguste stanzette
coi loro costosi bastardi.
Perché non giocano con le mosche?
Non sono animali da compagnia?

E al Comune tocca pagare.
Bisogna farla finita
o c’è da temere
che si comprino delle balene.

Una decisione va presa:
abbattere i cani! Non è una buona idea?
Il prossimo provvedimento: abbattere i poveri.
Così il Comune risparmierà qualcosa.

Stig Dagerman, Il nostro bisogno di consolazione, Iperborea, 2013

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Far niente

Abbiamo a disposizione molti modi di far niente. A dispetto del luogo comune “dolce far niente”, si tratta di un obiettivo non sempre facile da raggiungere. Perchè il far niente raggiunga un livello efficiente e professionale occorre anzitutto una coscienza vigile. […] Il far niente non c’entra con la pigrizia. Il vero far niente deve essere realizzato da una persona normalmente attiva con un notevole impiego di energie mentali. Bighellonare per la strada, stare seduti al caffè o su un sedile qualsiasi (panchina seggiola poltrona divano) a fumare una sigaretta, sono modi imperfetti di far niente perché in realtà il soggetto bighellona, sta seduto al caffè o fuma una sigaretta (pipa o sigaro fa lo stesso), che sono azioni imperfette alle quali corrisponde un far niente imperfetto.[…] La parte più difficile e ambiziosa è quella di fermare i pensieri, far niente significa anche non pensare. Questo può risultare facile alle persone che usano il pensiero solo in rare occasioni e per il resto lo tengono al riposo.[…]

A chi pretende di sollevare un problema etico a proposito del far niente rispondo che veramente immorale e socialmente dannoso è piuttosto fare molto e male.

Luigi Malerba, Consigli inutili, Quodlibet, 2014

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Dio

Adesso si parla di Dio.
Per due anni o più lei e gli altri bambini avevano desiderato conoscere Dio, sapere cosa pensa e dove si trova; e se è lui che governa il mondo per davvero.
E ora erano arrivati due libri su Dio, le storie della Bibbia e il Catechismo, insieme al maestro che si poteva ragionevolmente pensare conoscesse tutte le caratteristiche principali di quell’essere che sta sopra tutti gli altri.
Tutti loro trovarono estremamente interessante sentire come aveva creato il mondo senza però riuscire ad ottenere alcuna risposta al perché aveva dovuto farlo. Invece avevano difficoltà a capire il peccato, com’era entrato nel mondo, perché per loro era un mistero assoluto il motivo per cui la donna avesse avuto questo desiderio irrefrenabile di una mela, in verità non avevano idea delle capacità seduttive di una mela e pensavano fosse una specie di patata. Eppure risultava loro ancora più difficile capire il diluvio universale provocato da quaranta giorni e quaranta notti di pioggia ininterrotta. Perché c’erano anni lì nella brughiera in cui poteva piovere anche per duecento giorni e duecento notti, quasi senza schiarite; eppure non arrivava nessun diluvio universale.

Halldor Laxness, Gente indipendente, Iperborea, 2004

lax

il concorso

Poi non si sa mai esattamente cosa bisogna studiare, che cosa chiederanno, come saranno le domande, non si sa mai un cazzo dei concorsi pubblici, solo alle volte si sa prima delle prove chi sarà il vincitore, ma noi non ci preoccupiamo di questo, proviamo lo stesso, tanto prima poi arriverà quel famoso colpo di culo. È come giocare al super enalotto, o al al lotto o al totocalcio, o al totogol, o ai cavalli, al win for life, come partecipare ai quiz televisivi, come andare al casinò e giocare alle slot machine, come puntare mille euro sul Bari vincitore del prossimo campionato e sperare che il Bari vinca il campionato di serie A, posto che il Bari sia in serie A, cosa che ignoro e della quale non mi interessa molto. Vincere un concorso pubblico è uno scherzo del destino, una fatalità, è un momento catartico nella vita di uomo, una sfida difficilissima, durissima, all’ultimo sangue.
Vorrei fare il postino.

quando uno


Quando uno è disoccupato deve cercarsi un lavoro, quindi quasi tutte le mattine accendo il computer visto che oggi con il computer si può fare tutto si può certamente anche trovarsi un’occupazione. Apro le mail, zero mail ricevute oppure un sacco di spazzatura. Ricevo proposte di creme o spray che fanno allungare il pisello, di creme o spray che fanno durare di più il rapporto, di creme o spray che mi fanno durare l’erezione per giorni o per settimane intere. Ricevo mail di massaggiatrici cubane, o brasiliane, o venezuelane che mi faranno passare dei momenti indimenticabili, ultimamente ricevo anche messaggi da massaggiatrici cinesi, anche loro mi faranno passare momenti indimenticabili.
Vorrei fare il postino

è un po’


E’ un po’ che non ci si vede, mi dice il barista.
Hai ragione, rispondo, è da un po’ che mi perdo a osservare quello che guardano le mie gatte, ma non riesco a vedere nulla. Loro non sopportano questa mia esigenza e si infastidiscono. Mi sconvolge questa faccenda. Non la trovi strana questa storia?, chiedo.
Per nulla, anch’io sto sempre con il mio cane, risponde, anche se lui per la verità non mi dice mai nulla, mi lascia fare.

cupo

Quando di me sarò poi stanco
Mi getterò nel sole d’oro,
Mi vestirò di un’ala strombazzante,
Il vizio mescolerò col sacro.
Sono morto, sono morto, e è sgorgato il sangue
Sulla corazza, un gran torrente.
Sono tornato in me, in altro modo, nuovamente,
Guardandovi con occhio di guerriero.
Velimir Chlebnikov, 47 poesie facili e una difficile, Quodlibet 2010

patata lessa

Jim Powell era una patata lessa. Per quanto desideri farne un personaggio affascinante, sento che sarebbe disonesto illudervi a proposito. Era una patata lessa fatta e finita, fin dal midollo, al novantanove e tre quarti per cento, ed era cresciuto pigramente durante tutta la stagione delle patate lesse, che poi abbraccia tutte le stagioni, laggiù nella terra delle patate lesse, ben al disotto della linea Mason-Dixon.
Francis Scott Fitzgerald, Racconti dell’età del jazz, Minimum Fax, 2011