sette righe

comunque

Comunque, quello che mi ha quasi spaventato è che ho visto Lenny leggere un libro (no, non PUZZAVA. Ci spruzza sopra il Pine-Sol). E non voglio dire che scannerizzava un testo come facevamo alle lezioni di Euroclassici con la Certosa di Lady Chatterley, voglio dire LEGGERE sul serio. Aveva questo righello e lo muoveva lentamente sulla pagina e tipo mormorava delle cosette fra sé e sé come se cercasse di capire tutto ma proprio tutto. Io stavo per messaggiare mia sorella ma ero così in imbarazzo che sono rimasta a guardarlo leggere per tipo MEZZ’ORA e finalmente ha chiuso il libro e io ho finto che non fosse successo niente.

Gary Shteyngart, Storia d’amore vera e super triste, Guanda, 2011

li

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tu

Tu, Tiranno, in grazia della tua mera esistenza, dei connotati del tuo essere hai creato la suprema qualità umana: la dissimulazione. Davanti a te, Maestà, ogni suddito diventa una catacomba, un cunicolo, un anfratto; dove tu cammini, Sovrano, si leva, grazie al mio ingegno, uno spazio di sontuose menzogne; tu procedi tra finti palazzi, facciate di aria luminose, balconi tenuti perigliosamente in piedi dalle tue, dalle nostre vittime. Voci, cori, recitativi coprono un mondo di sussurri, mormorate orazioni, sommesse affermazioni, o piuttosto dinieghi di dinieghi, che sono ingegnosi quanto perigliosi strumenti di quella affermazione che tu, Monarca, consenti.

Giorgio Manganelli, Encomio del tiranno, Adelphi, 1990

en

era difficile

Era difficile immaginare due esseri meno preparati a una sfida del genere. A loro provvedeva – da sempre – la società, che in compenso gli aveva vietato di pensare con la propria testa, di prendere iniziative, di allontanarsi dalla routine; pena, in caso di disobbedienza, la morte. E adesso, sottratti alle amorevoli cure di uomini con la penna dietro le orecchie, o i fregi dorati sulla maniche, erano come quei condannati a lunghe pene detentive che quando riacquistano la libertà non sanno cosa farsene. Essendo entrambi, per mancanza di abitudine, incapaci di pensiero autonomo, non sapevano come usare le proprie facoltà.

Joseph Conrad, Un avamposto del progresso, Adelphi, 2014

conrad

La sete

In quanto alla sete, non è altro che il seguito di quella di ieri. La sete è una voglia che ci vuol parecchio a cavarsela di dosso. Io conoscevo un falegname che s’ubriacò il trentun dicembre dell’anno 1910, e che la mattina del primo gennaio aveva ancora una sete così tormentosa che si comprò un’aringa e si rimise a bere da capo, e fece così ogni giorno per la durata di quattr’anni di fila, e non c’era rimedio che gli giovasse perché ogni sabato si comprava le aringhe per tutta la settimana. Pareva proprio una giostra, come diceva un sottuficiale anziano del novantunesimo reggimento di fanteria.

Jaroslav Hasel, Il buon soldato Sc’veik, Feltrinelli, 2013

hase

il veneto

Il Veneto è tutto uguale, orizzontalmente, verticalmente, bonaccia, aviosuperficie dismessa, asfissia, campi tritati, mais, soia, noia, fine pena mai, una meravigliosa cella quattro per quattro (4×4) i cui internati, quattro (4) milioni di ex contadini gonfiati dall’insaccato, ulcerizzati dal cabernet, equivalgono a quattro (4) milioni di corpi ammassati, all’ergastolo, che non mi fanno più paura. E’ finito, il Veneto. Kaputt, come la bombarda austroungarica della Prima Guerra Mondiale fossilizzata nell’argine della Piave, verso la foce, inesplosa da un secolo, non resta che ciamare gli artificieri, i nuovi recuperanti cinesi, farla brillare dai nuovi paroni di casa nostra

Francesco Maino, Cartongesso, Einuadi, 2014

Immagine

progetti

Questo concetto, come direbbe quella, di progetto inizia a diventare per me qualcosa di oscuro. Quando le persone mi raccontano dei loro progetti sono sempre in difficoltà perché non capisco mai bene di che mi stanno parlando, non capisco dove inizia dove finisce come si sviluppa questo progetto. Ecco, forse un buon progetto per avere delle conversazioni più serene: potrei indagare in profondità il concetto di progetto.

sono

Sono un uomo ridicolo. Adesso dicono che sono pazzo. Sarebbe un avanzamento di grado, se per loro non rimanessi pur sempre ridicolo come prima. Ma adesso ormai non mi arrabbio più, adesso li trovo tutti cari, anche quando ridono di me, anzi, li trovo persino per qualche motivo particolarmente cari. Mi metterei addirittura a ridere anch’io assieme a loro, non di me stesso, ma per amor loro, se non provassi tanta tristezza a guardarli.
F. Dostoevskij, Racconti, Garzanti, 1988

poi capita

Poi capita che una sera vado a teatro perché penso che sia una bella cosa andare a teatro ma poi lo spettacolo che volevo vedere è annullato e anche se ero andato a teatro proprio per quello spettacolo che è stato annullato ne ho guardato un altro che ha sostituito quello annullato. E dopo cinque minuti di spettacolo mi rendo conto è forse quello che stavo guardando era il più brutto spettacolo che avessi mai visto in vita mia. Capita.

fra poco

“Fra poco rivoluzzioniamo tutto er mondo!”, proclamò Ninnarieddu, “rivoluzzioniamo er Colosseo, e San Pietro, e Manhattan e er Verano e li Svizzeri e li Giudii e san Giuvanni…”
“…e tutte cose!”, strillò dal basso, saltando, Carulina.
“E famo un ponte aereo Holliwood-Parigi-Mosca! E ce sbronziamo de whisky e de vodka e li tartufi e er caviale e le sigarette estere. E viaggiamo sulle Alfa da corsa e sul bimotore personale…”
Elsa Morante, La Storia, Einaudi, 1974  

io me ne sono rimasto

Io me ne sono rimasto sulla piattaforma del vagone in assoluta solitudine e in assoluta perplessità. Non è che si trattasse tanto di perplessità, quanto piuttosto di quella angosciosa paura che trapassa nell’amarezza. In fin dei conti, che il diavolo se li porti, mettiamo pure che io sia una gentile pellegrina o un tenente, ma perché fuori dal finestrino era così buio, ditemi un po’, voi di grazia? Perché fuori dal finestrino era buio pesto se il treno era partito al mattino e aveva percorso cento chilometri esatti?…Perché?…
Venediky Erofeev, Mosca Petuski e altre opere, Feltrinelli,2003